Come la Tela di Penelope, sembrava che il depuratore di contrada Zuccara non potesse mai essere ultimato, visto che il primo progetto fu redatto nel 1977. Il 15 dicembre 2014, invece, le turbine hanno cominciato a girare ed il rumore dell’acqua che cadeva nelle vasche ha segnato l’avvio dell’impianto.
La gestione dell’impianto è ancora in proroga mentre si attende la conclusione della gara d’appalto. L’attivazione è costata oltre un milione e mezzo di euro e per il solo aspetto gestionale, l’impianto costa all’ente comunale 44 mila euro al mese.
A queste somme si devono aggiungere fondi necessari per il servizio di prelievo, trasporto e smaltimento dei fanghi, vaglio e sabbie prodotti dall’impianto, nonché i lavori di ammodernamento dell’area della struttura che sono stati realizzati in questi due anni e i fondi necessari a lavori urgenti come l’intervento di 11 mila euro per la riparazione della condotta di sollevamento reflui o altri 90 mila euro circa per la riparazione prima, e per la messa in sicurezza dopo, del tratto di condotta sottomarina che porta l’acqua depurata a largo della coste avolesi. Il vero nodo da sciogliere però è quello gestionale.
Il Comune inizialmente sembrava intenzionato ad una gestione in house. Strada poco percorribile in quanto nella pianta organica dell’ente manca personale con adeguate competenze. Si è adottato quindi la strada del bando di due anni per 2 milioni e mezzo di euro, ma l’Anac ha bloccato tutto dichiarando illegittima la centrale di committenza a cui il Comune affidava gli appalti.
L’amministrazione Cannata ha quindi indetto un nuovo bando, ora nelle mani dell’Urega, mentre l’impianto va avanti a suon di proroghe, l’ultima con scadenza 8 gennaio 2017. Insomma, ci si guarda attorno per assicurare la massima efficienza del depuratore, senza escludere alcuna possibilità, nemmeno quella di unire l’impianto avolese con quello di contrada Calabernardo a Noto. Una possibilità che potrebbe abbattere i costi di gestione per il Comune di Avola.
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