“Sto valutando di dimettermi perché mi sento perseguitato. Sono io quello che è finito in ospedale con tanto di referto. Invece c’è stata la corsa a una ricostruzione dei fatti a dir poco fantasiosa, con gente che non c’era che parla di pugni”. Il consigliere comunale Tullio Urso, capogruppo in aula di “Avola la nostra terra” e presidente della commissione Sport, Turismo e Spettacolo non ci sta e racconta la propria versione dei fatti sulla presunta lite, con aggressione, avvenuta ieri negli uffici del Comune, in lui sarebbe stato l’aggressione e un dipendente comunale il bersaglio raggiunto da alcuni pugni.
“Per il ruolo che ho – spiega – frequento quotidianamente l’assessorato Sport, Turismo e Spettacolo e capita spesso di relazionarsi con la dirigente. Stavamo affrontando una conversazione su uno spettacolo da programmare nella stagione estiva. Tra indirizzo politico e indirizzo amministrativo può capitare che ci siano vedute diverse e su questo ci stavamo confrontando. Mentre succedeva questo, con tono minaccioso è arrivato un dipendente comunale forse allarmato dal fatto che i toni fossero, secondo lui, accesi. Si è avvicinato, mi ha messo le mani in faccia e fatto cadere all’indietro. Io mi sono trovato in un angolo chiuso, ho reagito come farebbe chiunque si sente in pericolo. Ci hanno separato e portati in due stanze diverse. Dopo dieci minuti ho cominciato ad avvertire un dolore al collo e alcuni capogiri. Sono finito in ospedale, mi hanno dato un antinfiammatorio e una prognosi di 7 giorni”.
Fin qui la ricostruzione fornita da Urso, il quale però sembra essersi stancato di passare per una persona violenta. “Se ci fossero stati questi pugni di cui tutti parlano, anche chi non era presente, penso che ci sarebbero dei referti medici e, ancor prima, qualche segno. E poi si continua a parlare di vicende del passato e che io sarei recidivo. Vorrei ricordare che in una situazione sono stato assolto per insufficienza di prove e che in un’altra sono stato io il querelante e non il querelato”.
E adesso? “E adesso non mi resta che valutare le dimissioni. Ma solo perché mi sento perseguitato” , conclude amareggiato.
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