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Omicidio Lopiano ad Avola, confermata in appello la condanna per Lanteri

La corte d'Appello di Catania ha confermato la pena già inflitta in primo grado

Trent’anni anni per Giuseppe Lanteri: pronunciata stamane la sentenza d’appello nel processo per l’omicidio di Loredana Lopiano. La Difesa del giovane, l’avvocato Campisi del Foro di Siracusa, aveva chiesto l’assoluzione del 22enne per “infermità mentale”, ricordando come l’imputato soffra di una epilessia di secondo grado e di un grave trauma che lo avrebbe fortemente segnato. In subordine, la riduzione della pena inflitta in primo grado per seminfermità mentale e in ulteriore subordine il riconoscimento delle attenuanti generiche non concesse in occasione del giudizio di primo grado.

Contraria a tali richieste, la famiglia della vittima rappresentata dall’avvocato Sebastiano Troia. Giuseppe Lanteri era stato condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio dell’infermiera, madre della sua ex fidanzata, avvenuto ad Avola il 27 settembre del 2018 .

Oggi era  atteso il pronunciamento della Corte d’Appello di Catania che ha confermato la sentenza di primo grado. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni,  il legale di Lanteri ha preannunciato ricorso in Cassazione.

Si erano costituite parti civili la famiglia della signora Lopiano (il marito, le figlie e la sorella) e il centro antiviolenza Doride di Avola, quest’ultimo difeso dall’avvocato Coffa. Una vicenda, quella dell’omicidio di Lopiano, che ha scosso un’intera comunità, oltre a stravolgere la vita di una  famiglia benvoluta e amata. Loredana, infatti, era un’apprezzatissima infermiera del reparto di oncologia all’ospedale Di Maria, una risorsa preziosa per la comunità intera.

Nel giorno del delitto,  Lanteri si presentò nella casa della sua ex fidanzata (figlia di Loredana), armato di coltello, spinto da un forte risentimento dovuto (forse) alla fine della relazione con la giovane.

Ad aprirgli la porta fu propria l’infermiera, che, dopo una breve discussione con il Lanteri, fu colpita con diversi fendenti, tra cui uno alla nuca. Il 22enne, per qualche ora, fece perdere le sue tracce per poi essere rintracciato in prossimità di una scogliera.


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