Avola, una riflessione sulla via Crucis nella deserta piazza San Pietro

A firma dell'Avvocato Antonio Campisi

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione, sulla inusuale e toccante via Crucis di questa Pasqua, a firma dell’Avvocato Antonino Campisi della Camera Penale di Siracusa.

A nome mio e mi permetto di parlare anche a nome di tutti coloro che indossano la toga per servire i propri clienti e nostro Signore, voglio ringraziare il Papa per la toccante Via Crucis svoltasi Venerdì Santo in Piazza San Pietro. Per la prima volta abbiamo visto Magistrati, detenuti ergastolani, agenti della Polizia Penitenziaria, vittime di delitti efferati, medici e volontari, che con le loro riflessioni avanti alle stazioni della Via Crucis, hanno fatto commuovere e riflettere tutto il popolo di Dio, ma, soprattutto, tutti gli operatori della giustizia.

Sarebbe stato ancora più interessante avere avuto anche una rappresentanza dell’Avvocatura, che nonostante tutto, è stata pensata nelle preghiere del Papa e la stessa classe forense ieri sera si è unita con la preghiera alle invocazioni del Santo Pontefice. Si è finalmente pensato a tutto il popolo delle carceri a quanti soffrono nel silenzio, a quanti vivono con il desiderio di abbracciare i loro figli, mogli, madri e padri, ieri si è pregato per tutti coloro che dopo anni di carcere desiderano vedere un barlume di luce, che dopo un lungo, serio e maturo percorso di riabilitazione e di rivisitazione critica del proprio passato, hanno quella voglia di dimostrare che non sono dei morti viventi seppelliti in delle celle, ma persone come le altre capaci di dimostrare il loro valore umano e spirituale.

Ho apprezzato la preghiera delle vittime dei reati, in loro si è potuto constatare il vero miracolo, quella capacità di saper perdonare chi gli ha procurato del male, tipica dei Santi. Commovente è stata la riflessione dell’agente della Polizia Penitenziaria che si sforza ogni giorno nel proprio posto di lavoro ad essere un vero ed autentico testimone della fede. Umana e altamente spirituale è stata la preghiera del Magistrato di Sorveglianza quando si è soffermati avanti la Stazione della Crocifissione.

Lo stesso ha invocato l’aiuto di Dio, affinchè nell’operato quotidiano non si ripeta una seconda crocifissione di quella vita umana già condannata, bisogna cercare di dare una uova possibilità a quella persona considerata un reietto per la società. Degna di riflessione è stata la preghiera dei figli di coloro che sono reclusi in carcere con fine pena mai, è vero sono loro le prime vittime, sono loro che, anche da innocenti e/o incensurati, subiscano attacchi da tutte le parti: stampa, media e opinione pubblica.

Gli stessi sono degli “orfani bianchi”, vivono e crescono senza l’affetto e vicinanza del proprio genitore e da persone innocenti ed estranei alle sorti processuali del genitore subiscono in silenzio la pesante mannaia del giustizialismo più sfrenato, che si diverte allo stesso modo dei tragediografi greci nel vedere irrompere quella disgrazia del “Ghenos”, come se le colpe dei padri per forza del destino debbano ricadere sui figli.

Questo Venerdì Santo, nella deserta piazza di San Pietro qualcosa è accaduto, un vero miracolo: guardia e ladro, accusatore e difensore, imputato e giudice, erano uniti in preghiera per invocare l’auto di Cristo, affinchè ognuno nella loro condizione possa essere un vero testimone della fede, un vero “Cireneo” che riesce a comprendere la sofferenza dell’altro, persino a portare la Croce al suo posto.

Mi auguro con vivo cuore che dal giorno dopo della Via Crucis di Piazza San Pietro avvenuta in occasione della celebrazione liturgica del Venerdì Santo, tutti i capi delle Nazioni, i Governanti possano mettersi a lavoro per iniziare a pensare ad una vera riforma della giustizia penale basata su un nuovo “Umanesimo Cristiano”, la pena non è uno stigma sociale indelebile che macchia a vita i malcapitati, la pena non è retributiva ma riabilitativa-rieducativa, la pena non va irrogata per desiderio di vendetta o di vedere l’imputato crocifisso, ma una sanzione che mira a dare la possibilità all’imputato di comprendere il male che ha commesso per arrivare a diventare un uomo migliore.

Anche Nostro Signore davanti al primo omicidio-fraticidio della storia umana non condannò in eterno Caino ma lo suggellò affinchè lo stesso potesse avere una seconda possibilità di vita, per la vergogna ed il risentimento non fu Caino a rivolgersi al Padre, ma lo stesso Dio stese la sua mano affinchè suo figlio Caino si riabilitasse, la vera giustizia divina è quella che tende la mano, la giustizia del primo passo, in ebraico “Tzedakah”.

Ci aspettiamo anche dal Governo italiano una vera riforma della giustizia che guardi ad un sistema penitenziario nuovo, efficiente, ma, soprattutto, umano. E’ diritto di ogni detenuto scontare la sua pena nel rispetto della propria vita e dignità, magari dando allo stesso la possibilità di poter essere messo alla prova e riuscire a riconciliarsi con la società. Infine, preme evidenziare che non può esistere pena umana e giusta che non abbia un suo inizio ed una sua fine, l’ergastolo oggi è una condanna a morte legittimata dalla comunità, un vero Stato di Diritto che mira, per mezzo di una condanna, alla risocializzazione della persona non può permettere che il proprio sistema penitenziario preveda condanne con fine pena mai, ogni cittadino detenuto ha diritto a riavere una seconda possibilità di vita, questo e ciò su cui si è pregato in questo Venerdì Santo, a cui tutti gli operatori della giustizia e coloro che sono preposti a fare le leggi devono guardare con spirito di ascolto e ammirazione.

Faccio gli auguri di una Santa Pasqua a tutta l’Avvocatura, Magistratura, Forze dell’Ordine e Capi di Governo, affinchè la Giustizia italiana ed il sistema penitenziario possa riformarsi alla luce delle riflessioni spirituali, delle preghiere e degli insegnamenti propagatesi per mezzo dello Spirito Santo dalla Via Crucis di Piazza San Pietro.

Grazie Papa Francesco

Avv. Antonino Campisi


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