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Avola, Tutti pazzi per la riserva naturale di Cavagrande del Cassibile… infischiandosene dei divieti

In centinaia, per lo più turisti, ieri hanno visitato la riserva naturale di Cavagrande del Cassibile. Sono scesi giù per il sentiero Scala Cruci o Carrubella, per arrivare fino ai laghetti naturali formati dalle acque del fiume Cassibile. Indisturbati nella quiete e nell’imprevedibilità della natura. A nulla o quasi servono i cartelli di divieto posti all’ingresso della riserva: per tutti la riserva è aperta.

E non potrebbe essere altrimenti visto l’assenza di controlli agli accessi da parte dell’ente gestore e delle forze dell’ordine che, secondo ordinanza, vecchia ormai di due anni, dovrebbe multare i trasgressori. Una storia lunga 2 anni. Il cliché del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”. Benvenuti in Sicilia, verrebbe da dire o da scrivere, dove anche il turista si abitua a fare piccole infrazioni pur di godere di uno dei beni naturalistici più importanti d’Europa. Nulla o poco è davvero cambiato.

Prima dell’incendio del 26 giugno 2014, turisti e visitatori erano coscienti dei pericoli in cui potevano imbattersi attraversando i sentieri o buttandosi dai costoni del canyon per finire il folle salto tra le acque gelide dei laghetti. Nessuna restrizione prima di allora nonostante la sorveglianza degli uomini della forestale: scarpe ginniche obbligatorie, limiti di età e di peso, raccomandazioni sulla impervietà dei sentieri e sulla loro difficoltà, divieto di introdurre corpi esterni alla naturalità dei luoghi e divieto di fare il bagno dei laghetti.

Nessuna restrizione oggi, visto che l’unico rimasto a sorvegliare l’ingresso è un cartello bianco con lo stemma della regione Sicilia, piazzato su un tubo metallico grigio. Come uno spaventapasseri. Così è, se vi pare. Ancora un siciliano, stavolta Luigi Pirandello che già un secolo fa riusciva a descrivere le dinamiche della nostra Sicilia , che nel caso di calzano a pennello per la storia davvero incredibile di Cavagrande del Cassibile: l’inconoscibilità del reale. Ognuno può dare la sua libera interpretazione sulla chiusura del canyon e di buona parte dei sentieri.

Ad oggi, nessuno ha fornito atti, documenti ufficiali sullo stato dei costoni, sulla loro pericolosità. Ne tantomeno nessuno si è impegnato o scomodato a fornire dettagli sugli interventi – a distanza di due anni dalla chiusura – necessari per ripristinare quei luoghi che, ad occhi profani, la natura sembra aver degnamente provveduto a rimettere a posto. Come se in Sicilia, nella provincia di Siracusa, il turismo, la conservazione, la tutela, il ripristino dei beni architettonici e naturali ed il “relativo” indotto non sia cosa importante.

Francesco Midolo


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