Avola, sulla spiaggia di Tremoli i resti di un’antica strada. O forse no

Al netto delle suggestioni personali, non è stato ancora appurato che la struttura sia inequivocabilmente un’antica strada

I resti di un’antica strada o semplicemente una roccia sedimentaria con crepe naturali? In tanti, in questi giorni, si sono soffermati a guardare, sull’arenile di Tremoli, una strana struttura che affiora dalla sabbia. Nulla di nuovo sotto il sole, in realtà. Ad ogni mareggiata, infatti, con la sabbia risucchiata via dal mare e dal vento, quella che a prima vista sembrerebbe un’antica strada torna alla luce. Anche stavolta, come già successo in passato, è stato richiesto da parte di cittadini meravigliati da tale “scoperta” l’intervento della Polizia Municipale.

Una pattuglia, dunque, si è recata in zona e ha stilato una relazione da inviare alla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, che già in passato ha posto l’attenzione sugli stessi luoghi. L’area costiera di Falaride/Tremoli/Borgellusa, infatti, è letteralmente (e anche questa non è una  novità…) un tesoro archeologico. Poco distante dalla “strada” sono visibili i resti di una villa  di epoca romana (datata convenzionalmente tra il II e il I secolo A.C.) che, come riporta la bibliografia di riferimento, fu scoperta ufficialmente nel 1964, ma che alla fine degli anni ’50 fu letteralmente (e impietosamente, aggiungo) tagliata in due dalla litoranea.

Una mostruosità che oggi fa digrignare i denti dalla rabbia. L’abusivismo edilizio prima e l’incuria dopo, hanno fatto in modo che buona parte delle persistenze archeologiche (sono ben documentati i ritrovamenti di strutture murarie, ad esempio) di contrada Borgellusa oggi non siano più visibili o siano, comunque, di difficile individuazione. La villa romana fu recintata nel 1966 e negli anni è stata oggetto di attenzione da parte degli organi preposti alla conservazione.

L’ultimo intervento risale a pochi anni fa, quando fu innalzata una struttura che avrebbe dovuto proteggere i resti della pavimentazione. Destò parecchio scalpore, poi, nel gennaio del 1992 il ritrovamento (fortuito) di un’antica tomba sulla spiaggia, esattamente a pochi metri dalla villa e dalla presunta “strada”. Il ritrovamento, a seguito di una violenta mareggiata, interessò, naturalmente, la Sovrintendenza di Siracusa e fu documentato fotograficamente da Sebastiano Caldarella. In quel caso, la Sovrintendenza preferì per motivi conservativi “ricoprire” l’area.

E ancora: un’altra affascinante ipotesi relativa alla zona archeologica che da Falaride porta a Borgellusa è legata all’antica città di Talaria (come sostenuto già da diverso tempo da Pro Loco Avola).

La formazione di Borgellusa, che a prima vista sembra una strada, potrebbe in realtà essere semplicemente una roccia sedimentaria e le crepe, dunque, non di natura antropica ma dovute all’erosione causata da elementi naturali. Al netto delle suggestioni personali volte a escludere l’una o l’altra ipotesi (e considerato il contesto in cui essa si trova), non è stato ancora appurato, infatti, che tale struttura sia inequivocabilmente un’antica strada.

Si tratta di un’area, comunque, ricchissima che meriterebbe una maggiore attenzione e, magari, una campagna di scavi che permetta di dissipare i dubbi e portare a una nuova stagione di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico avolese.


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