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Avola, Parte dal Majorana il protocollo di rete scolastico “Promos(S)i”

A pochi giorni dalle elezioni politiche, un importante appuntamento con l’Europa si terrà il 16 maggio ad Avola presso l’ISS Majorana. Si parlerà di cooperazione le scuole per rendere gli studenti italiani più europei, o meglio ancora, aprire la loro mente a un livello internazionale in occasione del lancio della rete di scuole Promos(s)i della Sicilia.

La Rete Promos(s)i (ossia Progetti di mobilità studentesca internazionale di qualità) del Lazio, nata in collaborazione con l’Associazione Intercultura alla fine del 2013, è un progetto regionale che riunisce, ad oggi, 13 scuole secondarie superiori guidate con grande entusiasmo dalla prof.ssa Gabriella D’Ambrosio, Dirigente Scolastico dell’IISS “Majorana” di Avola. Obiettivo della rete è quello di lavorare in modo cooperativo per trovare risposte comuni alle sfide che la mobilità individuale studentesca pone alle politiche educative italiane, nonché promuovere questo tipo di esperienza per una maggiore internazionalizzazione della scuola.

Una risposta concreta per rispondere attivamente alla terza iniziativa prioritaria del piano Europa 2020 che intende aiutare i giovani a studiare all’estero per dare loro conoscenze e competenze per competere sul mercato del lavoro, incoraggiarli a studiare nelle università di tutta Europa e migliorare in generale i livelli di istruzione e formazione.

L’evento, che vede la partecipazione degli studenti del Majorana, guidati dalla Dott.ssa D’Ambrosio, di una trentina tra presidi e docenti delle scuole aderenti alla rete, e delle Dott.sse Annalisa Di Dio, referente regionale della rete e di Flaminia Bizzarri, responsabile nazionale di Intercultura, avvia la stretta collaborazione delle scuole sulla tematiche prioritarie dell’educazione interculturale e della mobilità studentesca internazionale. (vedi programma in allegato).

Un’esigenza, quella di vivere esperienze internazionali, quanto mai sentita dai nostri studenti, visto che nel nostro Paese lo è ancora per pochi fortunati (fonte: www.scuoleinternazionali.org): solo il 53% delle scuole partecipa almeno a un’iniziativa internazionale, distanziandosi anni luce dagli altri Paesi europei, come la Germania (97%), la Spagna (89%) la Polonia (88%) la Francia (81%) la Svezia (79%)1. Ancora più grave è il fatto che sono pochi gli studenti che partecipano alle già poche iniziative: solo il 38% degli italiani, mentre in Germania partecipa l’81%, in Polonia il 49%, in Francia il 58%, in Spagna il 59% e in Svezia il 44%.

A questa situazione di arretratezza, fa da contraltare la volontà affinché questi progetti internazionali vengano avviati fortemente sentita sia da parte degli studenti italiani (il 72% le giudica importanti ed interessanti) in misura maggiore dei coetanei europei (ad esempio, solo il 44% degli svedesi le giudicano positivamente), che degli stessi insegnanti, soprattutto quelli di lingue il cui atteggiamento verso i progetti internazionali è più positivo rispetto ai colleghi di altri Paesi (il 54% dei nostri docenti di lingue sono favorevoli e stimolano tali iniziative, rispetto al 44% medio degli altri 5 Paesi).

Ma come rendere le nostre scuole più internazionali? Non c’è dubbio, l’internazionalizzazione passa attraverso l’esperienza di studio all’estero, concetto trasversalmente appurato dagli studenti di tutte e sei le nazioni prese in esame che pensa che questa attività sia quella che più favorisce l’apertura all’estero. Lo dicono soprattutto gli italiani (48%) che sostengono, inoltre (33%) che tutto questo non può avvenire se non con il sostegno dei docenti che, ovviamente, devono essere preparati, come auspica un ragazzo su quattro.

«L’internazionalizzazione passa attraverso l’esperienza – spiega Roberto Ruffino, Segretario Generale della Fondazione Intercultura – Avere al proprio attivo qualche esperienza di progetti internazionali, pone la singola scuola in una posizione più favorevole rispetto ad altre, e ne aumenta la probabilità di partecipazione. L’elemento cruciale sembra essere il momento di “iniziazione delle scuole all’internazionalizzazione”; occorre accompagnarle nella fase iniziale del processo per dare loro modo di continuare il percorso in piena autonomia. Il processo di internazionalizzazione appare disomogeneo, sia tra le tipologie di scuola, sia tra le aree geografiche; è evidente che, se lasciato alla discrezione e capacità del singolo, le differenze tendono ad accentuarsi, cristallizzando il generale livello di internazionalizzazione della scuola: le poche scuole particolarmente attive lo diventano sempre più, ma non possono compensare l’assenza di attività nella maggior parte degli istituti; è necessario un intervento che armonizzi il processo».

La rete Promos(s)i ha proprio l’obiettivo di unire in modo sinergico le buone pratiche di pochi singoli per aiutare un numero sempre maggiore di scuole ad attivare progetti internazionali, anche attraverso specifiche attività di formazione e iniziative di informazione, come la pubblicazione sui siti delle scuole coinvolte della nota del MIUR dello scorso aprile 2013, intitolata “Linee di indirizzo sulla mobilità internazionale individuale” che evidenzia come i percorsi di studio e formazione all’estero siano da considerare parte integrante dei percorsi di formazione e istruzione e dà precise indicazioni alle scuole superiori su come mettere a sistema le esperienze di scambio.
 


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