Avola, nessun focolaio all’ospedale Di Maria. Cannata “Cerchiamo di evitare allarmismi”

Nessun focolaio al Di Maria, ma solo un operatore sanitario è positivo al tampone. Sul Di Maria duro intervento dei segretari Cisl

Riflettori accesi sul Di Maria. La notizia secondo cui sarebbe emerso un focolaio all’ospedale avolese  con 12 operatori sanitari positivi per covid 19 ad oggi non trova alcun fondamento.

Da una verifica effettuata dalla direzione sanitaria dell’ospedale – così come dichiara il direttore medico dell’ospedale Avola/Noto Rosario Di Lorenzo – tra gli ospedali di Avola e Noto è stato accertato un solo caso positivo di un operatore socio sanitario all’ospedale di Avola mentre per altri operatori sanitari sottoposti a controllo è in fase di definizione la procedura dell’analisi dei tamponi per l’accertamento della positività o meno secondo le linee guida vigenti al fine di ottenere un risultato certo”.

A conferma di ciò, interviene anche il sindaco Luca Cannata che, nella sua ultima diretta video sui social, registrata proprio all’esterno dell’ospedale avolese, conferma la positività di un operatore sanitario, ma non di altri 11 fantomatici tamponi positivi. “Sono venuto direttamente qui ad accertarmi della notizia dei 12 casi – ha detto Cannata – ma la positività è stata accertata solo per un caso in più, il fratello di un infermiere che, tra l’altro, è già guarito. Mi è stato garantito, inoltre, dal management dell’Asp che le condizioni di lavoro degli operatori sanitari sono sicure, perché tutto è stato approntato al meglio. Attendiamo, inoltre, i risultati di ulteriori tamponi effettuati. Cerchiamo di evitare allarmismi

Ma le perplessità sulla gestione della “crisi da covid-19” al Di Maria restano e a farsene portavoce è anche la Cisl che, in un comunicato, solleva dubbi sull’opportunità del trasferimento ad Avola di alcuni reparti.

Scongiurare il trasferimento del reparto di pediatria dell’Umberto I all’ospedale di Avola dove, nella stessa unità operativa, sono già stati accertati casi di positività. Fornire, quotidianamente, numero di tamponi effettuati con relativo esito positivo o negativo. È assai strano che, in troppi casi, venga usata la dizione tampone dubbio.”  È quanto si legge in una nota a firma del segretario generale della UST Cisl, Vera Carasi, dal segretario generale della FP Cisl, Daniele Passanisi, e dal segretario generale dei Medici Cisl, Vincenzo Romano. I tre sindacalisti sottolineano il rischio reale di aprire un pericoloso fronte del contagio all’interno di un reparto particolarmente delicato.

Avola, corre il rischio di diventare un nuovo pericoloso fronte”, continuano Carasi, Passanisi e Romano che sottolineano, a loro dire, la mancanza di trasparenza nelle informazioni dei vertici aziendali. “Basterebbe confermare quotidianamente i dati e comunicare quando ci sono criticità evidenti tra il personale sanitario ed amministrativo – proseguono i tre esponenti della Cisl siracusana – È la base che ci fornisce dati e ci trasferisce preoccupazioni e perplessità, Molti di loro si chiedono perché alcuni, tra medici, infermieri ed oss, risultati stranamente dubbi al tampone, vengano fatti regolarmente lavorare. Ci chiedono perché altri, pare anche qualche dirigente, vengano messi stranamente in ferie in un momento di emergenza, con personale già insufficiente e con quel che conseguirà in materia di accesso all’Inail per le malattie sul lavoro

La Cisl provinciale, confederale e le due federazioni direttamente coinvolte, sta già predisponendo un dossier che mette insieme segnalazioni, documenti, criticità evidenti. “Non possiamo sicuramente tornare indietro, verrà il tempo delle valutazioni definitive – aggiungono i tre segretari -, resta però la necessità di agire serenamente e concretamente su tutti gli ospedali della provincia. Il racconto degli operatori e alcune immagini circolanti in rete, mostrano, ad esempio, l’inadeguatezza organizzativa del pronto soccorso di Avola. Unico ingresso per grigi e normali, persone in abito borghese e senza protezioni davanti alla porta, unico percorso interno per arrivare alla stanza Covid. Chiediamo un intervento immediato, agiremo con le autorità preposte per scongiurare che la salute di tutti gli operatori e di tutti i pazienti sia messa a rischio anche al Di Maria.


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