Avola, lo sfogo di un’imprenditrice del settore benessere: “ripugnante e pericoloso il lavoro degli abusivi”

Serrande ancora abbassate per estetiste e parrucchiere che devono fare anche i conti con i "furbetti" del lavoro abusivo

L’ultimo decreto del governo sulla fase 2 ha spiazzato gli operatori del comparto benessere: apriranno a giugno, rischiando di fallire. Parrucchieri ed estetiste sono sul piede di guerra: seguendo le disposizioni dell’ultimo Dpcm sulla fase 2 di convivenza con il coronavirus continueranno ancora per diverse settimane a tenere abbassate le serrande delle loro attività.

Dopo quasi due mesi di chiusura, stavolta si aspettavano il via libera dal governo per poter ricevere i clienti nei loro saloni dietro appuntamento, senza assembramenti. E si erano attrezzati per farlo in condizioni di sicurezza e con modalità in parte nuove. Prolungando le chiusure, rischiano di mandare in fumo anni di sacrifici, riducendo sul lastrico famiglie e dipendenti . Sono tante le voci che si sono levate a tal proposito.

Tra queste, una giovane imprenditrice avolese del comparto benessere che, attraverso i social, ha più volte, nelle ultime settimane, puntato l’attenzione anche sul problema “abusivi”. “In un momento come questo in cui ognuno di noi, ogni categoria lavorativa, ogni famiglia ha dovuto raccogliere le forze per sopravvivere ci sono persone che contro ogni logica e ogni forma di buon senso credono di essere furbe e di fregare la gente onesta attuando forme di lavoro nero che sono da sempre illegali, ma che in questo momento risultano alquanto ripugnanti”. Inizia così il lungo sfogo di Martina, stanca di assistere a forme di lavoro abusivo nel settore benessere( in questo particolare momento anche pericoloso per la salute pubblica) .

Chiedo aiuto alle autorità e a tutti coloro in grado di dare voce alla mia categoria che subisce un danno economico enorme su due fronti: quello della pandemia e quello delle persone che, credendo di essere furbe, non hanno rispetto per chi ha fatto enormi sacrifici decidendo di pagare le tasse e dare una sede sicura e dignitosa a tutti coloro che vogliono servizi di estetica e parrucchiere”.

Martina, poi chiede uno sforzo collettivo alla sua categoria di professionisti: “ Chiedo ai miei colleghi tutti di unirci in questa vicenda con una unica voce che dice no al lavoro in nero e chiedo alle persone di frequentare solo i saloni autorizzati che pagano le tasse per tutti e che da anni subiscono la concorrenza sleale di queste persone. Ribadisco che abbiamo sempre lavorato con dignità senza mai lamentarci ma in questo momento storico trovo questa vicenda del tutto inaccettabile”.


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