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Avola, l’appello dei SuperAbili: “Aprite il vostro cuore e donate il vostro tempo ai più fragili”

Il volontariato non va in vacanza

Nei mesi estivi, i SuperAbili più che mai  ambiscono e “lottano” affinché si ritorni alla normalità e alla serena libertà sociale e, in quest’ottica, lanciano un appello per trovare nuova “linfa”, con volontari disposti a donare qualche ora da dedicare ai soggetti fragili . “Dopo un lungo periodo di restrizioni, a causa  della pandemia – dice il presidente Cataudella –  ci si ritrova con i volontari e i pochi genitori  coinvolti ad organizzare le attività estive e in modo particolare le  uscite al mare, ma il tutto sembra essere un’impresa alquanto  problematica“.

Nel periodo di restrizioni pandemica i volontari e  tanti cittadini  si sono prodigati per assistere, curare, sostenere e accompagnare tante famiglie in difficoltà. Oggi,  purtroppo, l’emergenza sociale non sembra ancora finita.

C’è ancora tanto bene da programmare e da realizzare – continua Cataudella – Ad esempio, per assicurare  ai tanti ragazzi diversamente abili della nostra città dei mesi estivi  all’insegna del divertimento e del recupero psico-fisico, ci sarebbe  bisogno di un piccolo “esercito” di volontari che potrebbe assicurare  almeno tre volte a settimana l’uscita al mare. Poiché il volontariato  non va mai in vacanza e resiste nonostante le condizioni di  precarietà, faccio un appello al volontariato e in modo particolare a tutti coloro che credono fortemente nel bene, nel servizio, nella responsabilità sociale e infine in una città sempre più accogliente e a misura di tutti. Per evitare che i nostri cari ragazzi rimangono a  casa per tutto il periodo estivo, c’è necessariamente bisogno del  vostro tempo, del vostro cuore, del vostro sorriso e della vostra sana  voglia di seminare tanto bene nella vita dei più fragili“.

Ai tanti “buoni propositi e ai like sui social”, dunque, secondo Cataudella, dovrebbero, poi, corrispondere nella realtà atti concreti “Nella città dell’accoglienza, il volontariato non è mai qualcosa di chiuso, di statico, di vetrina,  di passatempo, di tappabuchi, di rifugio, di passeggero, ma è  un’esperienza di vita che ci catapulta nella vita del prossimo, che  rimette in moto il senso del dovere e della responsabilità, perché non  esiste libertà personale senza responsabilità sociale. Ci sono momenti  della nostra vita in cui l’eclissi del volontariato deve lasciare 
spazio al “sole” del dono

Ricominciare dal volontariato nel dopo  pandemia, infatti,  vuol dire ricucire pezzi di società smembrati dal dolore e dalla solitudine, vuol dire battersi per restituire il principio del  dono e della prossimità nella sfera pubblica e privata.  “Attendiamo da ciascuno di voi il dono di un’ora, di un giorno e se volete di un mese intero del vostro prezioso tempo in favore dei più deboli e fragili, vittime indiscusse della pandemia e dell’esclusione sociale” conclude Cataudella.


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