Politica Commercio

Avola, Futuro nazionale lancia l’allarme sulla Gdo: “spegne il cuore commerciale”

Condividi
terrazza del mare, Avola

Con il progressivo ridursi della storica vocazione agricola, negli ultimi lustri Avola ha trovato nel commercio, nei trasferimenti pubblici e, in tempi più recenti, nel turismo le proprie chance di sviluppo. I più recenti dati Istat disponibili raccontano però un’altra storia a livello economico. Il valore aggiunto per abitante è il 63% di quello nazionale e i livelli occupazionali evidenziano uno spreco di forze produttive, soprattutto femminili e giovanili. Infatti, il tasso di occupazione della popolazione in età di lavoro è il 42,2%, rispetto al 58,2% della media italiana, mentre quello femminile è il 27,1% rispetto a una media nazionale del 49,4% e regionale del 37,5%.

“Studi alla mano – spiega Corrado Andolina, componente locale di Futuro Nazionale – la continua apertura di centri commerciali alla lunga è una ricetta miope che riduce l’occupazione effettiva nel territorio. Un grande supermercato impiega infatti meno personale rispetto alla somma delle tante piccole botteghe che sostituisce a parità di vendite, causando la progressiva desertificazione commerciale delle città e dunque, paradossalmente, meno occupazione complessiva. D’altra parte, è sotto gli occhi di tutti: nonostante l’arredo urbano curato, le vie centrali di Avola perdono ogni giorno luce e attrattiva, con un numero crescente di piccoli esercizi commerciali sfitti o abbandonati”.

Secondo la relazione del Centro Studi CNA di Siracusa, la provincia nel complesso ha registrato la chiusura di 904 negozi tra il 2019 e il 2025, con un calo del 15%. Per Futuro Nazionale Avola, la piccola attività commerciale sotto casa non è solo un esercizio economico, ma un presidio di relazione, sicurezza e ascolto per i residenti, specie i più anziani. Inoltre, le grandi catene commerciali con sede fiscale all’estero drenano risorse dal territorio, spesso senza portare utili in cambio. Per non parlare dei rischi per la legalità.

“Serve una presa di coscienza collettiva – prosegue Andolina – perché comprare nel negozio di quartiere significa investire sulla vivibilità e sulla ricchezza della propria comunità. È urgente che l’Amministrazione promuova forti sgravi fiscali per chi apre o rinnova un negozio nel centro storico, eliminando o riducendo IMU, TARI e altre imposte di competenza per almeno un quinquennio. Bisogna inoltre favorire il riuso dei locali commerciali chiusi tramite patti di locazione calmierata o sgravi per i proprietari che abbassano gli affitti. Infine, vanno create reti pubblico-private per coordinare fondi e strategie di rilancio tra commercianti e Comune, se necessario anche introducendo la sosta diurna gratuita a tempo nei parcheggi di tutto il centro”.