Ultime news

Avola, Francesco Urso: “Non facciamo più cultura in questa città e così facendo rischiamo di morire lentamente”

Non facciamo più cultura in questa città e così facendo rischiamo di morire lentamente”. È il grido d’allarme di Francesco Urso, instancabile organizzatore di incontri letterali, concorsi di poesie e di escursioni tematiche sui luoghi che lo circondano. Dalla sua piccola libreria su corso Garibaldi, ha visto e vede tutti i giorni passare i “potenti” della città, dai quali forse si aspettava e si aspetta di più. Ma non è piaggeria la sua, va avanti lo stesso cercando di dare il suo contributo alla crescita culturale del suo paese.

Teniamo – dice Urso – all’indipendenza delle nostre iniziative dal potere e le facciamo senza fondi, però dispiace che gli enti pubblici e la città non intervengano, non partecipino”. Eppure Urso è un vulcano di idee e con le sue iniziative porta il nome di Avola in giro per il mondo. “Con il nostro gruppo – dice con un certo entusiasmo – siamo arrivati alla 14esima edizione di una rassegna di letteratura a livello nazionale, nella più totale disconoscenza dei cittadini avolesi. Tieni conto che collochiamo anche delle targhe in memoria dei poeti scomparsi attaccate nelle abitazioni di intellettuali di cui si è persa memoria facendo anche “trekking poetico” per fare conoscere sia i poeti, sia la città”.

Alcune targhe in ricordo di intellettuali ed artisti avolesi sono state collocate anche in questi giorni fra la curiosità di molti cittadini che non capivano cosa stesse accadendo. “La gente di fuori – afferma – che viene in città in occasione del concorso letterario, si sente più impegnata a conoscere la nostra storia di quanto facciano gli stessi avolesi. Questa sono cose di una mentalità provinciale”. Tutto ciò che circonda le sue iniziative, viene gestito ad Avola, con manodopera avolese.

Da una società – prosegue Urso – che a fine ‘800 era al 90% analfabeta e che sapeva trattare solo i prodotti dell’agricoltura, adesso siamo ad un alto livello culturale, ma questo poco importa alla massa. Come poco importa alla gente dei nostri intellettuali. Poco o nulla si fa affinché essi siano ricordati. Io ci provo”. E così Urso racconta la storia del tenente Francesco Giangreco.

Durante la prima guerra mondiale – continua – c’era questo tenente avolese di ruolo in una caserma. I suoi colleghi lo avvisarono di un uomo sospetto che la notte si alzava e cominciava a scrivere. Tutti sospettarono che fosse una spia e chiedevano al tenente di fucilarlo. Giangreco però volle vederci chiaro e parlò con il ragazzo dicendo cosa facesse la notte. Il ragazzo gli spiegò che era un poeta e Giangreco per credergli si fece recitare alcuni versi. Il ragazzo che il tenente avolese salvò dalla facile fucilazione era Giuseppe Ungaretti”.

Di questo e di tanti altri aneddoti è piena la mente di Urso. Ma le sue attività culturali è costretto a farle nei luoghi privati. “L’ultima mia iniziativa – conclude Urso – ha coinvolto centinaia di persone e sono stato costretto a farla in un ristorante perché non mi piego all’idea di dover pagare uno spazio pubblico per far cultura nella mia città”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni