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Avola, convento di Sant’Antonio Abate: la comunità lancia una petizione per evitarne la chiusura

La petizione lanciata ieri dalla "comunità parrocchiale" ha già raggiunto quasi 500 firme

Foto di Sebastiano Nuzzo Confalonieri

Il convento annesso alla chiesa di Sant’Antonio Abate è prossimo alla chiusura. La decisione è stata assunta dal Capitolo Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Sicilia. Sia chiaro, non chiuderà nè la chiesa nè tantomeno la parrocchia, ma solo il convento. Tanto è bastato, però, per suscitare clamore ad Avola. Infatti la “missione”, iniziata nel 1952, è particolarmente sentita dalla comunità di fedeli che adesso fatica ad accettare tale chiusura. Per questo motivo, la comunità parrocchiale ha deciso di lanciare sul portale “change.org” una petizione, destinata al Ministro Provinciale, che nel giro di poche ore ha già raccolto circa 500 firme, perchè il convento è “parte integrante della storia e dell’identità religiosa della città ed è stato un punto di riferimento per ogni avolese, credente e non“, come si legge nel testo della petizione.

La chiusura del Convento secolarizzerà la Parrocchia, dalla quale scomparirà il carisma francescano, disperdendo i gruppi Gi.Fra, il Terz’Ordine e la Milizia, per citare solo i principali – si legge ancora nella petizione – In modo inglorioso scomparirebbe la realtà quotidiana dei francescani, e rimarrebbe solo il nome della Parrocchia diocesana. Nessun giovane avolese potrà più sentire la chiamata annuale Verso Assisi, dove poter ascoltare la voce del Signore chiamarlo dalla tomba di Francesco“.

La decisione, sa bene chi ha lanciato la petizione, non è opinabile ma “ci domandiamo se c’è stata la piena consapevolezza che tale decisione, oggettivamente, al di là delle intenzioni, spezza una storia gloriosa di presenza religiosa, cultura francescana ed iniziative che dura da 70 anni

Motivo della chiusura, a quanto pare, è la progressiva mancanza di frati, ma a ciò, ribattono i fedeli si potrebbe ovviare con “una casa filiale francescana anche con soli due frati, che riceverebbero, come ci è stato garantito, la collaborazione di un altro sacerdote diocesano in pensione – si legge ancora – ci rivolgiamo a Lei, Ministro Provinciale, affinché voglia ritornare su questa triste decisione e, ricercando soluzioni meno immediate, possa trovare soluzioni alternative


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