Avola, avrebbe favorito in carcere alcuni esponenti mafiosi: si aggrava la posizione di Zagarella

L'uomo nega di avere ricevuto somme dai parenti dei detenuti avolesi appartenenti a clan mafiosi

Si aggrava la posizione di Paolo Zagarella, agente di polizia penitenziaria avolese che, nel giugno scorso è stato arrestato con la già pesante accusa di avere passato informazioni ad alcuni detenuti (sia fuori sia dentro il carcere di Cavadonna).

Sembra, infatti, che gli inquirenti abbiano contestato all’uomo anche di avere agevolato esponenti di clan mafiosi locali. Si tratterebbe, in particolare, di due compaesani che sono stati trasferiti in altri penitenziari, proprio dopo il provvedimento cautelare emesso nei confronti dell’indagato. Atti contrari ai doveri d’ufficio, peculato e false attestazioni le accuse formulate nei confronti di Zagarella, difeso dall’avvocato Sebastiano Troia del Foro di Siracusa.

Netta la posizione dell’ex agente di polizia penitenziaria che, attraverso il suo legale, nega di avere percepito delle somme per i (presunti) favori nei confronti dei detenuti. Le indagini sul conto di Zagarella sono, coordinate dal sostituto procuratore di Siracusa, Gaetano Bono e dal Procuratore aggiunto Fabio Scavone.

Tutto sarebbe scaturito da alcune segnalazioni sul comportamento dell’indagato. Gli investigatori hanno utilizzato delle telecamere che avrebbero inchiodato l’uomo, raggiunto in seguito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Carla Frau.


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