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Avola, al pronto soccorso con dolori addominali e febbre: rimandato a casa. Aveva l’intestino perforato

Operato d'urgenza successivamente e ora lotta tra la vita e la morte

A pochi giorni dalla “denuncia social” del signor Antonino Calvo che lamentava una brutta esperienza al Pronto soccorso dell’ospedale Di Maria, giunge un’altra testimonianza di un’altra cittadina avolese L.C.:

Il 21 maggio a mio padre è successa una cosa vergognosa: è arrivato al pronto soccorso per fortissimi dolori addominali, febbre, tremore e nausea ed è stato praticamente mandato a casa. L’ infermiera di turno, che ha fatto diagnosi e prognosi, senza neanche registrarlo, ci ha  detto che l’attesa sarebbe stata di tre ore ”. Inizia così il racconto della donna avolese che, a onor del vero, spende parole di plauso per il personale dell’ospedale Di Maria “i medici e infermieri che hanno operato papà sono stati molto professionali, ma la stessa cosa non si può dire per l’infermiera che ha accolto mio papà nella tenda del pre triage, dove lo avevo accompagnato assieme a mia mamma ”.

L’infermiera di turno, infatti, racconta ancora la donna, si sarebbe limitata a prendere la temperatura corporea dell’uomo dicendo al paziente e ai suoi familiari, come racconta ancora L.C.” Andate a casa, con 2 prugne, una pastina e due clisteri si risolve il problema. Quando abbiamo detto, andandocene, che avremmo richiamato il 118, lei ci ha scoraggiati, perché secondo lei avremmo tolto il posto a persone che hanno veramente bisogno, come ad esempio gli infartuati”. L’infermiera, dunque, non avrebbe compreso la gravità, non registrando il paziente. La situazione nelle ore successive, sarebbe però precipitata.

“Mio padre ha sofferto fino alle 20 quando il medico di famiglia l’ha visitato e ha detto di chiamare il 118 – continua la figlia del paziente – Ecco la vera diagnosi: perforazione dell’intestino, peritonite diffusa e acuta, in seguito setticemia e, ancora, infezione polmonare”. L’uomo è stato dunque operato d’urgenza e domenica è stato operato una seconda volta per un ascesso al peritoneo. B.C. ora è in rianimazione e lotta tra la vita e la morte.

La signora L.C, poi, aggiunge parole dure a proposito dell’infermiera che avrebbe sottovalutato la situazione. “Il pronto soccorso è il biglietto da visita dell’ospedale – continua la donna – non è possibile che ad accogliere chi ha bisogno di aiuto ci sia qualcuno assolutamente non in grado di comprendere la gravità della situazione. Ovviamente abbiamo denunciato l’accaduto alla direzione sanitaria dell’ospedale e a breve scriveremo una lettera al direttore del personale e al referente del pronto soccorso, perché speriamo che questa signora abbia un procedimento disciplinare che la ridimensioni al suo ruolo. Per colpa sua ne va di mezzo tutto l’ospedale, quando, devo dire, i medici sono stati bravissimi. Non sappiamo come si sarebbe evoluta la situazione se fossimo rimasti in ospedale e se l’accoglienza dell’infermiera fosse stata professionale. Di  certo mio padre si sarebbe risparmiato un lunghissimo pomeriggio di sofferenza“.


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