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“La sfortuna di morire ad Avola”: lettera firmata da un nostro lettore |La replica dell'amministrazione

Corrado Mallia racconta uno spiacevole episodio accaduto a seguito della dipartita di un suo congiunto

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore, Corrado Mallia, in cui lo stesso racconta uno spiacevole episodio accaduto a seguito della morte e della relativa sepoltura di un congiunto e riferisce di avere spedito il contenuto di questa lettera via posta elettronica certificata anche al Comune di Avola:

Non pensavo di dover mai scrivere queste righe, ma la vita non fa sconti e riesce a trasformare un lutto in una tragicommedia ancor più dolorosa. Ma in fondo la colpa non è della vita, ma di persone che sicuramente hanno un nome e un cognome.

Vi racconto quello che è accaduto durante la sepoltura di mia madre che ha avuto la sfortuna di morire in un posto in cui il rispetto per i morti sembra non avere valore, mentre molto più valore hanno i soldi che si riescono a spillare ai familiari (il volgare business dei morti). Il 28 dicembre 2023 ci siamo presentati, come ci era stato indicato, al cimitero di Avola per seppellire mia mamma. Non essendo più disponibili loculi, l’unica opzione era l’inumazione, ovvero la sepoltura nella terra, e questo lo sapevamo già. E sapevamo di aver dovuto pagare la scandalosa tassa di 597,60 euro per i servizi funerari. Non ci aspettavamo, invece, di non trovare nessun addetto… non ci aspettavamo di dover attendere più di mezz’ora che arrivasse qualcuno… non ci aspettavamo di scoprire che questo qualcuno non avesse la più pallida idea di dove seppellire mia madre! Gli addetti al servizio hanno iniziato a perlustrare il campo cercando una striscia di terra dove scavare. E li sentivo discutere … “forse possiamo metterla qui… forse lì… o forse no”… come se si trattasse di un sacco di patate da infilare da qualche parte.

Qualcuno a un certo punto individua uno spazio vuoto con accanto un piccolo ceppo e propone di scavare lì; gli viene risposto che dentro c’è già qualcuno, come indicato dal ceppo, appunto. Dopo un po’ viene individuato un’altra striscia di terra sottile, stretta tra due altri sepolcri, e si propone di provare lì. Un altro addetto dice una cosa che non comprendo, ovvero: “Forsi ci su i niuri docu”; lo invitano a provare, eventualmente si può ricoprire di nuovo il buco.

Chiedo spiegazioni su quanto ascoltato e mi viene detto che una decina di anni fa i cadaveri di un centinaio di sventurati migranti africani senza nome e senza identità sono stati suddivisi tra i vari cimiteri siciliani per la sepoltura; e a quanto pare uno potrebbe essere proprio in quel punto (vanno a memoria, visto che questi poveri Cristi non meritavano neanche la segnalazione della loro presenza sotto terra).

In tutto questo, ovviamente, noi familiari siamo allibiti, ma cerchiamo di avere pazienza e di evitare di alzare i toni, considerando il momento e il contesto. Gli addetti iniziano a scavare sperando di non trovare nessuna
salma in quel punto; fanno una buca profonda poco più di un metro e non trovano niente; il posto è libero, si può seppellire mia madre.

Ripensando alla scena con la mente un po’ più lucida, con la distanza di qualche giorno, mi chiedo se abbiano scavato abbastanza in profondità; quanto deve essere profonda una
fossa per l’inumazione? Da qualche parte ho letto che deve essere almeno due metri e, se così fosse, neanche questa indicazione è stata rispettata; lo scavo, ripeto, non era più di 1 metro e mezzo, forse meno. Comunque sia, la sepoltura viene portata a termine… mia madre si ritrova in una striscia di terra stretta tra altre due tombe, a distanza di poche decine di centimetri dalle altre. E guardandomi intorno non posso che ravvisare che non si tratta di un cimitero, ma di un campo di patate abbandonato, con sepolcri disposti a casaccio, senza nessuna distanza, senza un allineamento, con erbacce ovunque, dislivelli e arroccamenti, pietre, sassi, lapidi distrutte, enormi segni di cingoli dell’escavatore distruzione e abbandono, uno schifo che calpesta la dignità dei nostri morti… ma che abbiamo pagato salatamente… 597,60 euro!

Tutto quello che è accaduto quel giorno ha incrementato in me la naturale sofferenza per la perdita di un genitore. Non riesco a darmi pace. Avrei dovuto fermare tutto? Inveire contro il mondo durante la sepoltura di mia madre? Non lo so. Ma ora pretendo delle risposte. Aggiungo un’ulteriore “curiosità”: avete presente quello spazio vuoto che era stato scartato perché c’era un ceppo che indicava la presenza di un’altra salma? Bene, qualche giorno dopo, andando a salutare la mia povera madre nella sua angusta tomba, ho scoperto che è stato utilizzato per una sepoltura fatta successivamente al 28 dicembre; dov’è finito lo sventurato o la sventurata che occupavano quel posto (come indicato dal ceppo)?

Tutto quello che ho scritto vi faccia vergognare nel profondo.
In attesa di una vostra risposta, valuterò se intraprendere altre iniziative per denunciare questa situazione vergognosa; non è ammissibile che tutto questo avvenga sotto i vostri occhi e che nessuna muova un dito. Questa si chiama connivenza.

Aggiungo che mi ritengo fortunato, non vivo più ad Avola e un giorno, ovunque mi toccherà morire, avrò
certamente un trattamento più dignitoso di quello che voi riservate ai vostri “amati” cittadini“.


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