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11 gennaio 1693: ricordando il terribile terremoto che distrusse l’antica Avola

La ricostruzione fu affidata ad Angelo Italia che optò per una pianta esagonale

Esodo opera del Maestro Corrado Frateantonio

Era l’11 gennaio del 1693 quando la Sicilia orientale dovette fare i conti con un evento catastrofico. Il Val di Noto fu, infatti, sconvolto da un fortissimo terremoto. Ad oggi, tale evento sismico è considerato il più forte fra quelli avvenuti negli ultimi mille anni in Italia.

Avola,  all’epoca arroccata sulla collina, fu distrutta totalmente dalla scossa di magnitudo 7.4 che la colpì in pieno, assieme ad altri 45 centri abitati. Il terremoto giunse al culmine di uno sciame sismico durato qualche giorno:la sera del 9 gennaio 1693, infatti, un altro forte terremoto, ma meno violento di quello dell’11, interessò la zona, facendo crollare alcuni edifici e provocando dei morti. Il sisma che si verificò l’11 gennaio fu seguito, nei due anni successivi, da più di 1.500 scosse d’assestamento.

In totale, si calcola che vi furono circa 60 mila vittime in tutta la vasta zona interessata. Al terremoto seguì una imponente opera di ricostruzione che ha portato il Val di Noto ad assumere l’aspetto barocco che lo caratterizza anche oggi.

Le migliaia di superstiti dell’originario sito di Avola, il cui tessuto urbano era stato ridotto in macerie, si trasferirono nella zona pianeggiante in prossimità del trappeto di Cannamele, lungo la Cava Sanghitello, denominata “Chiusa de Pagghiari”.

Nicolò Pignatelli Aragona Cortes, Marchese d’Avola fu informato dello scenario mediante resoconti e, il 23 febbraio 1693 conferì l’incarico al frate gesuita e architetto Angelo Italia di progettare la nuova Avola a valle e al capomastro Antonio Vella di occuparsi di lavori di ricostruzione.

Italia, ispirandosi ai trattati d’architettura del Rinascimento, optò per uno schema esagonale che ha reso il centro storico della città una piccola, grande meraviglia progettuale ancora oggi presente in tantissimi testi di urbanistica. La pianta fu tracciata, nel feudo Mutubé, tra il 16 e la fine di marzo dello stesso 1693. All’interno dell’esagono perfetto di Italia fu creata una rete viaria ortogonale nella quale i due assi centrali, strada Cassaro e strada del Corso (gli attuali corsi Garibaldi e Vittorio Emanuele), determinarono una croce. Ad Aprile fu posta la prima pietra per la costruzione della Chiesa Madre, dopo avere individuato gli spazi per gli edifici principali del nuovo sito cittadino.


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