Svolta la commemorazione del 49° anniversario dei “Fatti di Avola”

I braccianti agricoli diedero vita ad un blocco stradale sulla statale 115, con il successivo intervento delle forze dell’ordine e una sanguinosa rivolta. La polizia iniziò a sparare: due le vittime

Celebrato questa mattina il 49° anniversario dei fatti di Avola. Questa mattina cerimonia alla presenza delle sigle sindacali, del sindaco Luca Cannata e di alcuni esponenti della politica locale per non dimenticare quel 2 dicembre del 1968. A causa di un’ondata di scioperi, organizzati dai lavoratori agricoli di Avola e provincia per l’eliminazione delle “gabbie salariali”, del “caporalato”, e la istituzione della Commissione Sindacale per il Controllo del Collocamento della manodopera, fu attuato dai lavoratori agricoli un blocco stradale (il blocco fu effettuato sulla S.S. 115 che consentiva sia allora che oggi l’entrata e l’uscita di Avola) che provocò l’intervento delle forze dell’ordine.

La polizia ordinò ai manifestanti di liberare la strada ma al loro rifiuto scoppiò una rivolta. La polizia cominciò a sparare ad altezza d’uomo così che uccise due persone e ne ferì quarantotto, di cui cinque in modo grave. Gli scontri (da un lato la polizia armata di mitra e pistole, dall’altro i manifestanti con pietre che venivano staccate dai muretti ai bordi della strada) furono molto brevi, ma molto violenti. Dopo questi fatti la trattativa venne rapidamente conclusa, seppur al prezzo di vite umane.

Sulla vicenda, è intervenuto il deputato nazionale di Articolo 1 Giuseppe Zappulla, definendoli “fatti drammatici” e l’importanza di ricordare, non far perdere la memoria ai giovani e alle nuove generazioni. “In quel giorno – prosegue il deputato nazionale – ad Avola si consumò una tragedia e un dramma per due lavoratori che persero la vita, per altri 48 che furono feriti e per le loro famiglie e compagni. Una vicenda drammatica che segnò una intera stagione sindacale e per l’intero Paese. Fu uno degli eventi che scatenò una giusta indignazione in tutta Italia e contribuì a sviluppare quella straordinaria stagione del 68-69 nelle fabbriche, nelle scuole e  nelle università.

I giovani devono sapere che quei braccianti persero la vita perché stavano lottando per sacrosanti diritti, per combattere le gabbie salariali, perché allora un bracciante di Avola percepiva  un salario inferiore a quello di un bracciante di Lentini. Per queste ragioni il Sindacato dichiarò lo sciopero generale ad Avola dove si verificarono gli scontri con le forze di polizia di allora che subirono l’ordine di sparare sui lavoratori.

Giusto ricordare, ma necessario tenere alta la vigilanza contro i tentativi, sempre presenti, di riportare indietro le lancette della storia dei diritti e della civiltà nel lavoro. Confondere le necessità di rendere moderne le regole del mercato del lavoro, di innovare i rapporti contrattuali, di rispondere alle nuove esigenze delle produzioni e del mercato con la compressione dei diritti nel lavoro è un rischio sempre presente e incombente.”


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