Prende vita l’idea del Teatro stabile diffuso della Sicilia: anche Avola vuole fare rete per combattere la crisi con il “Garibaldi”

A Enna il primo incontro della rete dei teatri, dodici delle realtà teatrali siciliane, pubbliche e private, si sono incontrate intorno a un tavolo per discutere un’azione sinergica di promozione della cultura e dei territori

Fare rete per combattere la crisi, mantenendo la propria identità. Prende corpo l’idea di Mario Incudine, direttore artistico del Teatro Garibaldi di Enna, di mettere in rete i “piccoli” teatri siciliani, quelli considerati “minori” o “periferici” perché dislocati nelle città più piccole, ma che sono realtà importanti per numeri e programmazioni. Quello dei “Teatri in rete” è un progetto ambizioso che mira a creare una sorta di Teatro stabile diffuso della Sicilia: una rete di teatri che condividono esperienze, sviluppano produzioni teatrali, ammortizzano le spese, accedono a finanziamenti, promuovono il territorio.

Ieri nella Sala Cerere del Comune di Enna si sono riuniti intorno ad un tavolo i rappresentanti di 12 teatri siciliani, a rappresentare quasi tutte le province. Accanto a Incudine, oltre al Sindaco di Enna Maurizio Di Pietro, e a Sergio Maffeo, dirigente dell’Ufficio Grandi Eventi del Comune, c’era Moni Ovadia, direttore artistico del Teatro Regina Margherita di Caltanissetta e del Teatro Sollima di Marsala, nonché il primo, insieme a Sebastiano lo Monaco del Teatro Pirandello di Agrigento (purtroppo oggi assente per motivi di lavoro) ad accogliere l’idea di mettere in rete i teatri minori dell’Isola, sicuri dell’idea che l’unione faccia la forza, e che solo unendosi in un’unica voce comune i piccoli teatri siciliani possono riuscire a valicare i confini provinciali prima, e isolani poi.

Alla prima riunione dei Teatri in rete hanno presenziato i rappresentanti di realtà già solide e collaudate ma anche nuove realtà teatrali: Vicky e Costanza Diquattro del Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla, Carlo Cartier per il Teatro Garibaldi di Modica, Giampaolo Romania per il Teatro Naselli di Comiso, Tatiana Alescio per il Teatro Garibaldi di Avola, Giuseppe Pollicina e Ivan Bertolami per il Teatro Trifiletti di Milazzo, Andrea Burrafato per il Teatro Vittoria Colonna di Vittoria, Katya Oddo del Teatro Roma di Paceco, Mario Li Puma e Leonardo Bruno per il Cineteatro Grifeo di Petralia Sottana, Filippo Annaro per il Teatro Politeama di Caltagirone. A questi sono da aggiungere il Teatro Pirandello di Agrigento, il Teatro Tina Di Lorenzo di Noto e il Teatro L’Idea di Sambuca di Sicilia che non hanno potuto prendere parte all’incontro.

Ciò che già da qualche anno sta venendo fuori – ha detto Mario Incudine – è la necessità di unirci. Qualcuno ci chiama “teatri minori” ma in realtà siamo solo piccoli, soprattutto per numeri di posti, piccole realtà private o comunali che resistono, con poche o tante risorse, mantenendo alto, di fatto, l’attenzione verso il teatro e tutto quello che rappresenta. Unendoci in rete, pur mantenendo ognuno la propria identità, possiamo mirare a una collaborazione tra teatri che non si deve intendere come la creazione di “stagioni fotocopia”, ma come circuitazioni di idee anzitutto. L’obiettivo è quello di portare le periferie al centro del dibattito culturale. Da soli siamo piccoli, è vero, ma tutti insieme, in rete, diventiamo massa critica. Inoltre, facendo rete, potremmo attingere a finanziamenti, accedere a comuni luoghi, produrre, scambiarci residenze artistiche, oltre che abbattere i costi di programmazione. Il momento è favorevole, anche perché in un tempo di crisi generalizzata lo stato di salute dei nostri teatri è buono“.

Nel corso dell’incontro – conviviale e affatto formale – i vari rappresentanti si sono confrontati sulle esperienze maturate, mettendo a fuoco le differenze e peculiarità di ogni realtà, a partire dalla capienza dei teatri (da 120 a 500 posti circa), e sono già state buttate sul tavolo alcune idee. Tra tutte quella delle sorelle Vicky e Costanza Diquattro che hanno lanciato l’idea di una “cartellone itinerante” condiviso dai teatri della rete, che faccia circuitare gli spettatori anziché gli spettacoli, un cartellone in cui ogni spettacolo sarà un unicum che si potrà vedere solo nella città in cui è ospitato. Un’idea innovativa, un cartellone nei cartelloni, che da una parte è stimolo per il pubblico, invogliato a spostarsi, e dall’altro è volano per la fruizione culturale e turistica dei territori.

Il teatro è nutrimento interiore – ha detto Moni Ovadiala dimensione ridotta di una sala non è un limite se c’è l’energia e la forza delle idee. Negli spazi piccoli possono nascere spettacoli “intimi” di una forza enorme, piccoli capolavori teatrali che solo questo genere di luoghi può generare. Ne è un esempio “Il racconto del Vajont” di Marco Paolini che debuttò in un piccolo teatro e solo dopo, grazie alla sua forza, raggiunse il grande pubblico“.

La prima riunione dei Teatri in rete, nata con il solo scopo di una prima conoscenza tra le varie realtà, si è conclusa all’insegna dell’entusiasmo, e sono già tutti a lavoro. Nel corso del prossimo incontro, tra meno di due mesi, si dovrà decidere che forma giuridica assumere e, parallelamente, si inizierà a lavorare allo sviluppo delle idee e alla prossima programmazione.


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