Operazione “Tekno– Incentivi progettuali” della Dia: 57 indagati per lavori del Cas anche sulla Siracusa – Gela. Sequestrato 1 milione di euro a 12 indagati, tra cui un 70enne di Avola

Gli indagati che hanno avuto nella vicenda un ruolo “decisionale” nei progetti esaminati e quelli che hanno percepito copiose somme di denaro sono tutti ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

Dalle prime ore della mattina odierna, a seguito di una complessa attività investigativa, e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, personale della Sezione Operativa di Messina unitamente al Centro Operativo di Catania, ha dato esecuzione, con il supporto dei Centri Operativi di Reggio Calabria, Palermo e Caltanissetta, ai provvedimenti per l’applicazione di misure cautelari personali e reali emessi rispettivamente in data 30 marzo e 11 aprile 2017 dal Gip del Tribunale di Messina.

I provvedimenti sono stati emessi, su richiesta del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e del sostituto procuratore Stefania La Rosa della Procura della Repubblica di Messina, a seguito di una laboriosa indagine – svolta, oltre che con i tradizionali metodi investigativi, anche con l’utilizzo di moderni sistemi tecnici di captazione – che ha consentito di accertare l’indebito percepimento di incentivi progettuali gestiti dal Cas per attività di specifica competenza e mai portate a termine, ovvero esistenti solo sulla carta, ed in forza delle quali venivano distribuite “a tavolino” somme di denaro non spettanti ad un gruppo ristretto di dipendenti del citato consorzio.

Le attività investigative – accertato che il consorzio ha a disposizione ingenti somme di denaro da destinare all’elaborazione ed esecuzione di lavori e progetti sulla rete autostradale di competenza, e che in tale contesto si inseriscono sostanziosi “incentivi” da assegnare a diverse figure professionali previste per la realizzazione delle opere stesse, nonché a propri dipendenti per le proprie competenze tecniche e il ruolo che svolgono quali “struttura di supporto” – hanno permesso di dimostrare come gli incentivi progettuali siano stati ad appannaggio di un circoscritto gruppo di dipendenti, diversificato per mansione e professionalità, prescindendo dall’effettivo contributo dato nell’ambito di ogni gruppo di lavoro, mentre, di volta in volta, venivano inseriti, in un numero minore di incentivi e comunque a rotazione, altri dipendenti, ai quali veniva fatto riconoscere una quota parte di incentivo progettuale al di là delle prestazioni effettivamente rese o necessarie.

Le condotte illecite riscontrate sono il frutto di un sistema collaudato di alcuni dirigenti in servizio al Cas che, ricoprendo in taluni casi il ruolo di Responsabile Unico del Procedimento hanno strutturato un collaudato sistema di elargizione degli incentivi progettuali ad una ristretta cerchia di dipendenti al fine di garantirsi, nel tempo, lauti guadagni ed altre utilità personali, il tutto attraverso la predisposizione di decreti dirigenziali palesemente falsi, comportando così un considerevole danno economico al “Consorzio per le Autostrade Siciliane”.

L’operazione “Tekno– Incentivi progettuali”- che vede coinvolti 57 indagati tutti dipendenti del Cas – è l’epilogo dell’originaria indagine “Tekno”, culminata nel novembre 2014 nell’esecuzione di ordinanze cautelare personali e reali, in particolare nella sottoposizione agli arresti domiciliari di 8 persone e nella comminazione ad altri due soggetti della misura interdittiva del divieto di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Agli arrestati furono contestati i reati di turbata libertà degli incanti, induzione a dare o promettere utilità e istigazione alla corruzione, in relazione allo svolgimento e all’aggiudicazione di un appalto pubblico bandito dal Cas nel 2013, per l’assegnazione dei lavori inerenti il servizio di sorveglianza attrezzata per le tratte autostradali A18 e A20.

Con le ordinanze restrittive in argomento, nel dettaglio, è stata disposta la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio, per la durata di mesi 6, nei confronti di:

  1. LANTERI Antonio, nato a Messina il 23.08.1953;

  2. MAGNISI Stefano, nato a Furnari (ME) il 16.01.1953;

  3. PUCCIA Angelo, nato a Castelbuono (PA) il 29.02.1960;

  4. SCEUSA Gaspare, nato a Barcellona (ME) il 19.08.1955;

  5. SCHEPISI Alfonso, nato a S. Piero Patti (ME) il 10.10.1952;

  6. SIDOTI Anna, nata a Montagnareale il 07.01.1972.

Con lo stesso provvedimento, il Gip ha disposto – per una somma complessiva pari a circa euro 1.000.000,00 – il sequestro preventivo per equivalente del saldo dei rapporti bancari intestati o, in caso di incapienza, dei beni immobili e mobili registrati a carico dei precitati indagati, e di:

  1. CIGNO Carmelo nato a Palermo il 23.09.1948;

  2. FRISONE Letterio, nato a Messina il 06.02.1953;

  3. INDAIMO Carmelo, nato a Ficarra (ME) il 25.08.1946;

  4. SPITALERI Antonino Francesco, nato a Roccella Valdemone (ME) il 12.11.1949;

  5. LIDDINO Antonino, nato a Messina il 20.09.1948;

  6. MAGRO Corrado, nato ad Avola (SR) il 30.10.1947.

cioè degli indagati che hanno avuto nella vicenda un ruolo “decisionale” nei progetti esaminati, nonché, quelli che hanno percepito copiose somme di denaro che – unitamente agli altri 45 indagati – sono tutti ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Nello specifico, nelle varie qualità di funzionari e dipendenti del Cas nonché di incaricati di pubblico servizio, si sono appropriati di ingenti somme di denaro pubblico, distraendole dalle finalità pubbliche a cui erano destinate, sottoscrivendo e formando decreti di liquidazione di incentivi progettuali affetti da falsità ideologica, con i quali – a fronte della mancata esistenza di un elaborato progettuale o di altra documentazione che giustificasse l’emanazione del decreto stesso o, comunque, a fronte del mancato svolgimento, da parte del partecipanti, di una effettiva attività lavorativa giustificante la liquidazione dell’incentivo – hanno indebitamente “sottratto”, nel biennio 2012/2013, complessivamente circa 1,3 milioni di euro dalle casse del citato consorzio.

Il presidente del Cas Rosario Faraci – profondamente rammaricato per gli sviluppi della vicenda giudiziaria su fatti risalenti al 2012 e 2013 – manifesta, anche a nome dell’amministrazione e della Direzione Generale, la totale fiducia nell’operato della magistratura. Il Cas procederà, secondo legge, ad adottare ogni conseguente provvedimento, come per legge, nei confronti dei dipendenti in servizio destinatari delle misure interdittive disposte dal magistrato.


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