Operazione Port utility. I fratelli Magro, di Avola, si protestano “estranei ai fatti”

Cinque hanno risposto e hanno spiegato la loro posizione rispetto agli addebiti, solo uno si è avvalso della facoltà di non rispondere

Non ho mai percepito regalie o altri vantaggi patrimoniali o denaro come prezzo delle corruzione, ma i 500 mila euro sono somme dovute come premio di produzione e incentivi sui bandi di gara e sono previsti dalla legge”. Si è difeso così davanti al gip del tribunale di Siracusa, Carla Frau durante l’interrogatorio di garanzia Giovanni Sarcià, l’ingegnere augustano agli arresti domiciliari  dalla scorsa settimana perchè rimasto coinvolto, assieme ad altre 5 persone, nell’indagine della Guardia di Finanza “Port utility”. Secondo l’accusa, i bandi e i disciplinari delle varie gare dell’Autorità portuale di Augusta non sarebbero stati direttamente predisposti dai funzionari dell’ufficio tecnico che li dovevano appaltare, ma da professionisti esterni di una società di progettazione siracusana.

Sarcià, che lavora appunto all’ufficio tecnico, difeso dal legale Salvatore Terrone, per oltre due ore ha risposto alle domande del gip alla presenza del Pubblico ministero Tommaso Pagano e ha spiegato come si arriva all’articolo 18, una norma di legge, recepita da un regolamento che stabilisce le percentuali degli incentivi sui bandi di gara, che vanno ripartite su tutti i dipendenti dell’Autorità portuale e non solo al responsabile unico del procedimento, incarico solo una volta ricoperto da Sarcià. Inoltre ha riferito di aver avuto da Nunzio Miceli solo tre biglietti per vedere la partita allo stadio a Catania, ma di averli pagati.

Inoltre, ha contestato l’accusa di non aver lavorato ai bandi di gara riferendo di essere stato per lo più subordinato al dirigente da cui riceveva i bandi e in più di un’occasione li avrebbe modificati, una volta così come richiesto dal commissario straordinario o un’altra dalla Comunità europea. Il legale, Terrone, ha presentato istanza di revoca dei domiciliari al Gip.

Anche l’unico imputato che si trova in carcere, Nunzio Miceli, ingegnere progettista della Tecnass e ritenuto la “mente” dell’operazione ha risposto a tutte le domande e ha chiarito i rapporti con i bandi di gare e i rup e che la sua collaborazione con i responsabili del procedimento dell’Autorità portuale per la predisposizione dei bandi di gara era necessaria in quanto progettista di professione. Ha detto, inoltre, che nessuno di quei lavori di cui sono stati predisposti i bandi di gara sono stati poi realizzati ma, anzi, in realtà si sono persi i fondi europei per una serie di ragioni.

L’avvocato difensore, Bruno Leone ha già presentato ricorso al Riesame per la sua scarcerazione, così come ha fatto ricorso al Tribunale della libertà anche Aldo Ganci, il legale che difende i fratelli Giovanni e Pietro Magro, soci della società di Miceli, che hanno sostenuto la loro estraneità ai fatti contestati sia in relazione al fatto che nella società di progettazione, in realtà, sono soci di minoranza sia per la suddivisione dei compiti essendo i due un geometra e un architetto. Per questo hanno spiegato di non aver mai predisposto bandi di gara, ma anche il contenuto di alcune intercettazioni dei finanzieri in cui avrebbero voluto sottolineare l’importanza di affidarsi a società competenti e professionali piuttosto che puntare su “aiuti” dei politici.

Anche Venerando Toscano, che si trova pure ai domiciliari all’ epoca dei fatti responsabile dell’ufficio tecnico dell’Autorità portuale è stato ascoltato, l’unico che ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere è il commissario di gara, Antonio Sparatore, coinvolto nella vicenda.


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