Cinquanta anni dei “Fatti”: Avola ricorda i braccianti uccisi. Musumeci “desecretare gli atti”

Si conclude la settimana di eventi organizzati dal Comune, assieme a Cgil, Cisl, UIl, con il patrocinio della Regione Siciliana

A distanza di 50 anni dobbiamo riflettere su ciò che è stato fatto e ciò che ancora deve essere fatto per garantire la dignità dei lavoratori”. Queste le parole del sindaco Cannata all’apertura della tavola rotonda di stamattina al Garibaldi, evento conclusivo della ricca settimana dedicata alle celebrazioni del cinquantennale dei “Fatti”. Ieri l’associazione Avolesi nel Mondo ha presentato una pubblicazione che rappresenta la “summa” degli scritti dei soci dedicati ai tragici avvenimenti.

Oggi la giornata si è aperta con la doppia cerimonia, in memoria dei due braccianti uccisi il 2 dicembre 1698: una al monumento loro dedicato in contrada Chiusa di Carlo e la seconda al Municipio. Presenti anche i familiari di Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona A movimentare la seconda cerimonia, un piccolo fuori programma.

È intervenuto, infatti, un bracciante, protagonista dei “Fatti”, che ha lanciato una dura accusa alla classe politica dell’epoca. “Ci avevano promesso un Natale di sangue e così è stato” ha detto l’uomo, ormai ultrasettantenne. Al teatro cittadino, poi, una partecipatissima tavola rotonda sui temi del lavoro, cui hanno preso parte i rappresentanti delle sigle sindacali, l’amministrazione comunale e il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

Si è parlato di temi di forte attualità come il working poor, il caporalato in Sicilia, i precari dei call center. Alla chiusura dei lavori, come auspicato dal Sindaco Cannata, una sintesi sarà inviata al Ministero del Lavoro.

50 anni fa ha perso lo Stato e due lavoratori sono morti perché rivendicavano il diritto a migliorare la loro condizione – ha detto il presidente Musumeci – fu un tragico momento in cui non ci furono vincitori. Scriverò al Capo dello Stato per chiedere di desecretare gli atti. Alle figlie e alla sorella nessuno restituirà i loro cari, ma il diritto di sapere come andarono le cose e a conoscere la verità credo sia sacrosanto e condiviso da tutti

Di desecretare gli atti parla anche Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl. “A cinquant’anni dai tragici fatti di Avola, in cui persero la vita due braccianti – ha detto il sindacalista – è doveroso chiedersi cosa ereditiamo. Io credo che una delle lezioni da trarre è che il ruolo dei corpi intermedi è fondamentale per dare voce ai lavoratori e agire con senso di responsabilità, mentre invece oggi facciamo fatica a interloquire, come vediamo sulla manovra di bilancio, sull’allargamento dei voucher in agricoltura, oppure con il tavolo sul caporalato, dove i sindacati potranno avere al massimo il ruolo di uditori. È sempre facile parlare alla pancia delle persone – ha detto in conclusione Rota – ma questo Paese ha bisogno di giustizia, non di altra rabbia. Avola è una comunità ancora ferita da quell’evento, per questo faccio appello anche al Presidente della Regione Musumeci affinché si chieda, tutti insieme, al Presidente Mattarella, di desecretare gli atti e riaprire una riflessione profonda su cosa accadde veramente in quel 2 dicembre del ’68. Sarebbe un modo per risanare la ferita, e per dare un senso alla vita di quelle persone che con il loro sacrificio contribuirono a tante conquiste per il mondo del lavoro, compreso lo statuto dei lavoratori. Lo dobbiamo al Paese, alle famiglie, e a tutti coloro che si sono battuti per fare avanzare in Italia i diritti di lavoratrici e lavoratori”.

Per il sindacalista della Cisl, quello dello sfruttamento nei campi è un fenomeno trasversale, al sud come al centro e al nord. Oltre 400 mila persone vengono sfruttate e restano senza tutele. Sono circa 220mila i braccianti irregolari, con punte del 50% sul totale della manodopera. “Da Avola – conclude – parte, a distanza di 50 anni, un nuovo messaggio per la dignità del lavoro e il rafforzamento delle tutele. Per ottenere risultati certi dovremo coinvolgere tutte le istituzioni presenti nei territori. Associazioni datoriali e sindacali devono agire insieme per lottare contro ogni forma di sfruttamento e di nuovo caporalato, per tutelare le imprese sane, la qualità del lavoro, la dignità della persona”.


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