Avola,”Non è mai tardi per avere giustizia”: le figlie di Giuseppe Scibilia chiedono sia fatta luce sui “Fatti”

A distanza di 50 anni, i risultati delle indagini sull'uccisione di Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona non sono stati divulgati

Lo Statuto dei lavoratori è nato con il sangue di nostro padre” dicono Carmela e Paola, le due figlie di Giuseppe Scibilia che, a distanza di 50 anni, chiedono sia fatta piena luce sui tragici avvenimenti che portarono alla morte del loro papà.

Ciò anche a nome di Itria, la vedova di Giuseppe, venuta a mancare, centenaria, la scorsa estate “senza avere mai avuto la possibilità di conoscere la verità su quel giorno” aggiungono le figlie. La famiglia chiede che siano resi noti  i risultati delle indagini, sui cui è calato da troppo tempo un colpevole silenzio da parte delle istituzioni.

Ogni anno il 2 dicembre viene ricordato il sacrificio di nostro padre, un brav’uomo, un onesto lavoratore che non meritava di essere ucciso in quel modo, come un cane. Dal 3 dicembre, poi, cala il silenzio” continuano le sorelle Scibilia.

 Il sacrificio di mio nonno a cosa è valso? I lavoratori hanno acquisito i diritti, ma la famiglia è stata dimenticata. I figli di Scibilia non hanno avuto nessuna garanzia di lavoro. I parenti di altre vittime  sono stati inseriti in determinate leggi che hanno garantito un sostegno economico e un lavoro. La famiglia di Giuseppe Scibilia no. Dobbiamo ritenere che esistano morti di serie A e morti di serie B?” incalza Ivana, la nipote di Giuseppe.

Sono cresciuta assieme ai miei fratelli, con l’amarezza nel cuore, perché non abbiamo avuto la gioia di crescere con l’affetto e il sostegno di nostro padre – conclude la signora Paola –  Era  giovane e in salute, nel vigore degli anni e ci è stato strappato con una morte terribile. Io non ce l’ho con le forze dell’ordine. Mio figlio è poliziotto, aiuta i cittadini. Io non ho né rancore né odio verso nessuno, ma voglio che sia fatta giustizia dopo tutto questo tempo. Non è mai tardi per avere giustizia”.

Dopo l’ennesimo accorato appello dei familiari, sembra che un piccolo passo avanti sia stato compiuto. Dal palco del Garibaldi, infatti, durante la tavola rotonda conclusiva della settimana dedicata al cinquantesimo dei Fatti, è  il presidente della regione Siciliana Musumeci a prendere il formale impegno di chiedere al Capo dello Stato che siano desecretati gli atti, ma non solo. La deputata Ars Rossana Cannata dichiara di essere a lavoro su un disegno di legge dedicato proprio ai familiari delle vittime della strage di Avola.

Quella dignità che chiedevano i lavoratori, vittime di quella strage, ancora oggi la rivendicano i familiari – dice Cannata –  Abbiamo elaborato un disegno di legge di piena solidarietà che è stato condiviso dal gruppo “Diventerà bellissima. Vogliamo essere vicini ai familiari, vittime anche loro perché privati dei loro affetti e ci impegniamo affinchè si dia continuità a questa dignità che ancora oggi essi reclamano

Il disegno di legge non può che trovare la condivisione del Governo – dice Musumeci –  Se passa, sarà per il volere del Parlamento, non solo per il consenso che il Governo è disposto a dare e che oggi formalmente assume l’impegno di voler dare. Verifichiamo le procedure amministrative, contabili perché l’obiettivo possa essere raggiunto. Anche questo è un segno tangibile di ricordo, testimonianza e presenza di una Regione che ha subìto tante devastazioni, anche morali, da parte di chi stava oltre lo Stretto di Messina


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