Avola, Monsignor Staglianò sull’omicidio di Andrea Pace: “quello che è accaduto è disumano e mostruoso”

In un lungo messaggio rivolto alle comunità parrocchiali del territorio, il vescovo di Noto parla del terribile fatto di cronaca avvenuto due notti fa

Quando ho appreso della dolorosa vicenda del giovane avolese Andrea Pace, 25 anni, ucciso con 11 proiettili sparati alla schiena, in un agguato ad Avola nel popoloso quartiere della Parrocchia Madonna del Carmine, di cui parroci sono don Fortunato Di Noto e don Vincenzo Iacono Isidoro, mi sono immediatamente venute in mente i versi del Salmo 140 e ho pregato il Signore per questo giovane e per la sua famiglia: Signore, datore di ogni bene, consolatore degli afflitti, lenisci il dolore e la profonda sofferenza dei parenti, sostieni i vacillanti e proteggici dall’uomo violento e malvagio. Non farci perdere la speranza nella fatica della vita. Converti i cuori di tutti e in particolar modo, agisci per il pentimento, verso chi ha alzato la mano contro la vita, annientandola, uccidendola”. Inizia così un lungo e articolato messaggio a firma del Vescovo di Noto, Monsignor Antonio Staglianò, che interviene sul terribile fatto di cronaca che ha scosso la cittadina.

Sono grato ai presbiteri del vicariato di Avola che hanno, insieme, uniti, manifestato tempestivamente la loro condanna sull’accaduto – continua Staglianò – Ho la consapevolezza che non bastano le parole. Anche il Vescovo fa fatica a trovare quelle giuste, per consolare e offrire una luce di speranza su tanto efferato male. Questo male ci possiede, non risparmia nulla e nessuno. Come cancrena ci avvinghia e ci sotterra. Non posso esimermi di gridare a tutti, soprattutto ai giovani, di fuggire il male, di percorrere strade rette e giuste, di non abbracciare e farsi sedurre dalla logica insensata della vita “a poco prezzo”, di rifiutare – come disumana- la ricerca mafiosa dei soldi facili. L’attaccamento al denaro, infatti, è la radice di tutti i mali, secondo la Scrittura, ed è il vero motivo dell’odio che si genera tra le famiglie e dentro le stesse famiglie”. Il prelato, poi, invita tutti a non abbandonare la speranza e a coltivare il dono della vita:

“Dobbiamo vivere responsabilmente il dono prezioso di una vita irripetibile e bella. Quante volte ho detto con forza, che dobbiamo restare umani, guardando e vivendo come Gesù che è per tutti (anche per i non credenti) un modello umano, di grande umanità bella e buona che toglie dal nostro cuore la mala gramigna della prepotenza, della tracotanza, dell’orgoglio e del potere dispotico”. Staglianò invita a riflettere sulla possibile soluzione alla disumanità, grazie a una seria opera di educazione e di sostegno alle fragilità umane: “quello che è accaduto ad Avola non è umano, è disumano e mostruoso. Chi agisce con violenza distrugge in sé la propria umanità. Forte è anche il richiamo a ribadire che l’uso della violenza è già fallimento, negazione, è solo male.

È un tragico episodio che richiama tutti, sia le comunità cristiane che quelle civili, a porre in campo, con creatività e intelligenza evangelica, percorsi educativi che facciano davvero fronte alle fragilità umane. Perché anche dentro questa tragica storia ci sono tutti i segnali, (ma anche già le conseguenze), di vite risucchiate dalla disperazione e dalla incapacità di vivere e di scegliere ciò che è bello e buono”. Dal Vescovo, poi, parte una proposta che idealmente unisce le comunità parrocchiali in un unico abbraccio, in una “militanza attiva” nel territorio.

A partire da questo caso terribile di omicidio, come vostro Vescovo, chiedo a tutti i presbiteri della Diocesi di avviare in ogni parrocchia, insieme al santo popolo di Dio, una meditazione profonda e un discernimento comunitario sul Documento dei vescovi siciliani Convertitevi allo scopo di trovare in questa Lettera quanto occorre per meglio chiarire, nei percorsi educativi della catechesi e della pastorale ordinaria, l’assoluta contraddizione tra l’appartenenza alla Chiesa e l’appartenenza ad associazioni mafiose o delinquenziali; come anche l’assoluta contraddizione tra la pratica della violenza e la pratica della fede religiosa. E su questo si potrebbe valorizzare le “comunità di parrocchie” con iniziative che di domenica in domenica portino la gente a “marciare” per le strade, a denunciare ogni forma di male e ad essere vicini alle persone che soffrono ogni tipo di sopraffazione. Le parrocchie diventerebbero missionarie e finalmente annuncerebbero il Vangelo di Gesù non solo con l’adorazione cultuale del rito dentro le Chiesa, ma con il coinvolgimento concreto in opere di amore, di vicinanza, di prossimità e di cura e di attenzione al dolore e alla sofferenza di molti. Incoraggio tutti a prendere l’iniziativa, senza aspettare che altri si impegnino prima. Seguiamo l’esempio del beato Pino Puglisi che iniziò a educare secondo il Vangelo, anche contrastato da alcuni suoi confratelli (a quanto mi risulta)”.

Infine, il vescovo lancia un vero e proprio appello a non rassegnarsi: “Non cediamo dunque alla rassegnazione e all’inerzia o anche alla paura. Impegniamoci con coraggio anche nei grovigli più ardui dell’esistenza umana. Combattiamo il male, anzitutto in noi stessi, e poi negli altri, sempre confidando nella premurosa e misericordiosa vicinanza di Dio alla nostra vita. Questo lo dobbiamo ai bambini, ai giovani, alle nuove generazioni


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