Avola, giovani “chef” a lavoro per la lotta alla mafia: al via il progetto “la legalità nel piatto”

La lotta alla mafia e alla criminalità passa anche dal cibo e dalle ricette "made in Sicily"

Al via da oggi, all’istituto d’istruzione superiore statale Majorana di Avola, il progetto ‘La legalità nel piatto’, inserito nell’ambito degli interventi finanziati nell’anno scolastico 2018/2019 dall’assessorato regionale per l’Istruzione e la Formazione.

L’intento è quello di attuare percorsi di legalità e lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. Gli allievi, con l’aiuto di  esperti del settore della ristorazione, saranno guidati alla sperimentazione di piatti siciliani, avvalendosi di prodotti rigorosamente Made in Sicily, che diventano veicolo e “racconto“ di valori.

Cibo, etica e legalità sono le parole chiave che accompagneranno i laboratori formativi, nella profonda convinzione che non può esistere cibo buono se tutta la filiera in cui questo è inserito non poggia le sue basi sul rispetto, l’equità, l’onestà e legalità. All’inaugurazione del laboratorio era presente anche il deputato Ars Rossana Cannata.

Per la portata innovativa del percorso formativo e dell’impatto sociale e territoriale del progetto, di cui è pioniere l’istituto guidato professionalmente dal dirigente scolastico prof. Fabio Navanteri – ha dichiarato Cannata –ho presentato un emendamento al collegato in cui si prevede, in occasione della Giornata regionale del Ricordo e della Legalità, l’organizzazione nelle scuole dell’iniziativa “La legalità nel piatto“, con lo scopo di promuovere i valori della giustizia e della solidarietà attraverso la sperimentazione e l’attuazione di piatti che comunicano il rispetto per il territorio e per le persone”.

Durante tale giornata, verranno allestiti nelle scuola laboratori attivi nei quali gli allievi, guidati da esperti del settore della ristorazione e da aziende del comparto agroalimentare locale, elaboreranno piatti che esaltano l’identità siciliana, utilizzando in via prioritaria prodotti forniti dalle aziende dedite alla coltivazione delle terre confiscate alla criminalità organizzata.


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