Avola, il dolore delle sorelle Scibilia: “Chi ha ucciso nostro padre? Ce lo chiediamo da 49 anni”

Un mistero lungo 49 anni. Un’ingiustizia per le famiglie che il 2 dicembre del 1968 hanno perso Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia, vittime di "nessuno". Nessun processo, nessuna indagine

Chi ha ucciso mio padre? Me lo domando ancora dopo 49 anni. Non ho mai smesso e mai smetterò di invocare giustizia”. Un dolore composto quello di Paola Scibilia, figlia di Giuseppe Scibilia, uno dei 2 braccianti agricoli avolesi morti durante la manifestazione dei braccianti agricoli del 2 dicembre del 1968.

Ieri Avola ha ricordato, come ogni anno, quei tragici momenti, ricordando Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia. Senza la loro morte forse, non sarebbe nato così celermente lo Statuto dei Lavoratori. Due vittime ricordate da 49 anni, ma che non hanno avuto mai giustizia. Ieri le figlie di Scibilia, Carmela e Paola, accompagnate dalla nipote Ivana, hanno sfogato dignitosamente la loro rabbia. Le parole istituzionali hanno lasciato spazio e onore al “grido silenzioso” di giustizia.

Mio padre  – dice Paola Scibilia – è stato un uomo esemplare. Un lavoratore onesto, che con la sua dignità cercava di portare avanti la famiglia lavorando. Quando sono successi questi terribili fatti avevo solo 9 anni. E ora tante persone ricordano questi fatti. Perché le istituzioni a noi figli non hanno mai voluto riconoscere nulla. Di chi siamo vittime? Chi ha ucciso mio padre? Me lo domando ancora dopo 49 anni. Questo non si è mai saputo. Io, mia sorella e la mia famiglia siamo stati abbandonati. Mio padre è stato ucciso con un proiettile, non è morto per cause naturali. Non mi interessa da quale persona veniva il proiettile. Però chiedo di avere giustizia, di avere vicino a noi le istituzioni, un aiuto anche materiale, non solo la commemorazione”.

Nessun processo, nessuna indagine dopo i “Fatti di Avola”. Due morti strappati alle loro famiglie. Una monumento e il rituale della commemorazione. Solo questo.

Mio padre – dice Paola –  lavorava giorno e notte per portare avanti la famiglia. Due morti, quella di mio fratello e quella di Angelo Sigona, che non hanno avuto mai giustizia. Altri tipologie di persone che sono state uccise sono state inserite in determinate leggi. Mio padre no, nonostante abbia rappresentato la parte dei lavoratori onesti della nostra Italia che ha lottato per fatti storici di una rilevanza importante. Io non mi arrendo anche se sono stanca di andare a bussare. Noi figli e mio padre non abbiamo avuto giustizia. Io non ce l’ho con le forze dell’ordine. Mio figlio è poliziotto, aiuta i cittadini. Io non ho né rancore né odio, verso nessuno. Però qualcuno deve mettersi una mano nella coscienza. Nel ‘68 la nostra casa si è capovolta. E da allora non ci siamo ripresi. Noi non vogliamo l’elemosina, ma rispetto per quanto accaduto”.


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